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Intervista: Monica a Qingyuan

Ciao a tutti!  :)

Con piacere metto a disposizione del forum la testimonianza di Monica, una ragazza italiana originaria di Brescia.
Amante dell'arte, dei viaggi e delle culture straniere, Monica sta vivendo un'interessante esperienza nella città cinese di Qingyuan.
Lavora come insegnante di inglese presso una scuola privata locale.

Vi riporto un estratto della sua intervista:

E' stato facile ottenere un visto per la tua permanenza in Cina? Che passi hai dovuto compiere per l'ottenimento?

Io ho un visto lavorativo (il famoso visto Z) e non ho avuto problemi per averlo, è stato facile perché, in verità, se ne sono occupati i miei colleghi cinesi.
Dalla Cina mi hanno inviato tutti i documenti necessari, sono andata a Milano all'ufficio visti del Consolato Cinese e dopo una settimana sono andata a riprendermi il passaporto.
Arrivata a Qingyuan ho avuto 30 giorni di tempo per richiedere il permesso di soggiorno e richiedere il visto lavorativo vero e proprio.
Come ho detto prima i miei colleghi si sono occupati di tutto, siamo andati in vari uffici del Governo, ho dovuto fare un po' di foto, poi mi hanno registrato in questura e in fine all'ufficio immigrazione dove hanno tenuto il mio passaporto per circa 2 settimane lasciandomi una ricevuta come documento sostitutivo. Dopo di che sono andata a riprendermi il passaporto con il mio bel working visa valido per 6 altri mesi.
Per quanto riguarda i costi non saprei dare informazioni, perché la mia compagnia ha pagato per me.
In verità mi hanno raccontato che per loro è stato molto facile richiedere il visto grazie alla mia laurea presso l'Università di Padova: mi dicevano che è un'università molto famosa e rinomata e che la persona da cui sono andati per richiedere il mio visto conosceva qualcuno che la frequenta e quindi è stato tutto molto facile e veloce...sinceramente questa storia mi ha stupito e divertito molto.

Di cosa ti occupavi prima di trasferirti e cosa fai adesso?


In Italia ho sempre svolto vari lavoretti, giusto per tirare avanti.
L'ultimo lavoro prima di arrivare in Cina è stato in un'azienda agricola che produce formaggi di capra.
Qui a Qingyuan sono un'insegnate di inglese presso una scuola privata. In verità io insegno inglese giusto perché mi è capitato: ho frequentato un liceo linguistico e me la cavo con la lingua, però non ho certificati specifici per insegnare, non ho seguito corsi particolari e non mi sono neanche laureata in lingue.
In pratica qui faccio lezioni serali, soprattutto di conversazione, con studenti adulti; poi nel week end ho alcune classi con bambini delle elementari.
Le classi sono molto piccole, massimo 4 studenti.
In fine una mattina a settimana vado in una scuola in (quasi) piena campagna, un altro distretto di questa città: li è tutto diverso, è una vera scuola; di solito ho due classi al mattino, ogni settimana le classi cambiano, ma si tratta sempre di ragazzi dai 7 anni ai 17 anni. Essendo una "piccola" scuola di campagna le classi delle elementari sono nella stessa struttura di quelle delle medie, quindi si parte dalla prima elementare per arrivare alla nona elementare o terza media.
Da notare che il significato di piccolo in Cina è ben diverso da quello a cui siamo abituati noi; Qingyuan è una piccola città per i cinesi, ma ha 3 milioni di abitanti, questa scuola è piccola, ma ha circa mille alunni.
Sinceramente questa scuola è il posto che preferisco di più in assoluto, gli insegnati sono gentili, i bambini mi salutano in continuazione e si stupiscono dei miei occhi chiari; le classi sono difficili da tenere perché spesso non ci si capisce a vicenda (sto parlando di classi che possono avere dai 45 ai 60 studenti).
Spesso gli adolescenti sono poco interessati, spesso paiono stanchi e annoiati, invece con le classi delle elementari è più facile, gli alunni sono molto attivi, anche troppo, ed è divertente avere lezione: in qualche modo, riesco sempre ad organizzare dei giochi e, anche se di sicuro imparano di più col metodo cinese, riesco a farli divertire e a far passare un'oretta di scuola in modo più leggero.
In pratica lavoro in due contesti opposti, che riflettono bene la situazione della Cina attuale: da una parte un contesto rurale di contadini o lavoratori autonomi (quello che preferisco) dall'altra la città e la classe medio-alta delle persone che lavorano per il governo o in altri uffici o che hanno piccole imprese.

Continua a leggere l'intervista : www.expat.com/it/intervista

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Saluti,

Francesca

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