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Intervista: Roberta in Togo

Ciao a tutti!  :)

Con piacere metto a disposizione del forum la testimonianza di Roberta.
Laureata in Lingue e Letterature Straniere, dopo essersi dedica per alcuni anni all'insegnamento in Italia ed in Belgio, si trasferisce a Lomè dove apre assieme al marito un centro dedicato allo sviluppo e promozione della lingua italiana.

Vi riporto un estratto della sua intervista:

Cosa facevi prima e di cosa ti occupi attualmente?

Abbiamo vissuto a Bruxelles per 4 anni dove insegnavo italiano come free-lance in aziende e presso le istituzioni europee. Attualmente, con mio marito abbiamo creato il primo Centro Culturale Italiano a Lomé, la capitale del Togo.
Organizziamo corsi di italiano per gli studenti togolesi che vogliono proseguire i loro studi universitari in Italia, ma anche per chiunque voglia imparare la nostra lingua; organizziamo eventi culturali come serate di cinema, conferenze, atelier di cucina italiana, ecc.; abbiamo una biblioteca e una sala internet. Abbiamo in mente molti progetti per sviluppare le relazioni tra Togo e Italia.

Come si vive in Togo rispetto all'Italia? Quali sono le differenze principali?

Diciamo che, dopo alcuni anni di "vagabondaggio", ho capito che ognuno di noi è il risultato di ciò che ha respirato, visto, toccato e sentito nel corso della sua vita, quindi è normale e umano che manchino certe cose, una volta che ci si sposta in un ambiente molto diverso da quello a cui si era abituati.
Qui sto provando sensazioni che non ho mai provato a Bruxelles, perché ero comunque nel sistema Europa.
Qui è tutto diverso: i colori, gli odori, i rumori. Ci sono dinamiche diverse alle quali bisogna abituarsi, altrimenti si rischia di essere frustrati e di chiudersi nel proprio mondo.
Le cose che più mi mancano sono: il silenzio perché qui la vita è molto rumorosa (musica dei bar o dei negozi, chiese, moschee, le persone che cucinano nei cortili delle case e parlano a voce alta, ecc.); i bar o i caffè dove è possibile bere qualcosa di diverso dalla birra e dalle bevande tipo coca-cola (qui sono le uniche che propongono nei bar locali, a parte qualche rara eccezione); il cambio delle stagioni, anche se con grande sorpresa ho scoperto che qui non è sempre caldo, ma il clima è parecchio fresco (parliamo di 22°-23° eh!) per un bel po' di mesi; la privacy e il fatto di passare inosservata: qui non è possibile camminare per strada e evitare che ti osservino.
Le cose che, invece, mi piacciono sono: il fatto di aver potuto creare un'attività senza troppe difficoltà; la socialità nella vita di ogni giorno: c'è sempre gente per strada, qualcuno che cucina, che vende, ecc.; la facilità nell'organizzarsi: facciamo una festa domani? Ok, non c'è problema. Con un po' d'improvvisazione si fa tutto.
Un'altra cosa che mi piace è che sto imparando a essere molto paziente qui. Sarà lo spirito di sopravvivenza o la saggezza, chi lo sa. Quello che è certo è che per un Europeo, il ritmo togolese è impensabile. Io penso che sia dovuto anche al clima.
Il caldo influisce tanto sui ritmi quotidiani e anch'io mi sento più rallentata qui.
Un'altra cosa che mi piace è il fatto di dare importanza alle persone anziane e ai familiari. Qui non esistono case di cura. La mamma o il papà vivono a casa con qualcuno, fino alla fine. Anche per me è diventata una cosa quasi scontata ora. Mi sono abituata all'idea e non mi spaventerebbe farlo. Anche il modo di vivere la morte mi piace. Non c'è quell'idea, tutta europea, macabra, buia, piena di tabù. Qui, la morte è vissuta come un evento naturale (non certo la morte di un giovane o di un bambino), quindi quando muore una persona di una certa età, si festeggia alla grande, con cibo, alcool e musica, con tanto di centinaia di invitati. I funerali sono gli eventi mondani qui, soprattutto nei paesini lontani dalla capitale.


Continua a leggere l'intervista : www.expat.com/it/intervista

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Saluti,

Francesca

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